Questa è la traduzione dell’articolo pubblicato su VantagePoint da Marty Pittman. L’originale in inglese è consultabile qui.

La virtualizzazione dei computer nei laboratori è iniziata. I vantaggi della virtualizzazione sono ben noti e si applicano anche ai sistemi informativi dei laboratori. Chi si occupa del supporto di tali sistemi si pone tuttavia domande su come la virtualizzazione influenzerà il proprio lavoro.

La maggior parte delle domande che mi sono state rivolte possono essere condensate in una: “Le mie applicazioni funzioneranno su un server virtuale così come funzionano ora sul server fisico?” In altre parole, la virtualizzazione dell’hardware avrà impatto sul modo in cui dovranno essere effettuati i testi di operatività e performance dei sistemi e delle applicazioni utilizzate nel laboratorio?

La risposta più immediata è “Dovrebbe funzionare tutto nello stesso modo”. In fondo, lo spostamento di un applicativo da un server a un altro comporta sempre e comunque una fase di test, indipendentemente dal fatto che la migrazione avvenga in ambiente fisico o virtuale. È pertanto opportuno che siano soddisfatte alcune importanti condizioni.

Condizione 1: Nello spostare un’applicazione da un server fisico ad un altro, si dovrebbe adottare un processo di migrazione ben definito. Il processo dovrebbe articolarsi, ma non esaurirsi, nei seguenti punti:

  • Il nuovo server deve soddisfare i requisiti minimi specificati dal produttore del software
  • Il sistema operativo prescelto è supportato dal produttore del software
  • L’hardware e il sistema operativo verranno configurati per garantire le funzionalità richieste dal software (accesso alla rete, appartenenza al dominio, account utenti, etc…)
  • Deve essere approntato un sistema di test su cui verificare il funzionamento del software e la migrazione dei dati.

Ipotizzando che tale processo sia già chiaramente definito, si può iniziare con la migrazione formale dal vecchio server al nuovo.

Condizione 2: Il requisito principale per un sistema di test è che rispecchi fedelmente il sistema di produzione. Se questo fondamentale requisito non è rispettato, i test potrebbero non rivelare potenziali problemi legati ai drivers, alle opzioni di configurazione e alle prestazioni.

In un ambiente completamente fisico la macchina di test e quella di produzione dovrebbero avere configurazioni identiche: dal processore alla memoria, ai dischi, alle periferiche. Nel caso di server fisici questo requisito può essere difficile da soddisfare appieno. Con i server virtuali è invece possibile persino clonare ambienti per crearne copie virtualmente identiche, appunto. Inoltre, come nel caso i server fisici è opportuno che l’hardware di test e quello di produzione siano dello stesso costruttore, allo stesso modo server virtuali dovrebbero girare su piattaforme di gestione di sistemi virtuali omogenee (VMware, Microsoft, Citrix).

Condizione 3: Oltre all’hardware anche la configurazione del BIOS, del sistema operativo e il patch level dovrebbe essere il medesimo. Questi componenti dovrebbero essere configurati per fornire le funzionalità necessarie per accedere ai dischi, alle risorse di rete e agli altri dispositivi che il software può richiedere. La virtualizzazione semplifica enormemente questo processo perché consente di trascurare differenze a basso livello che sono invece rilevanti nel caso di macchine fisiche.

Condizione 4:  Il nuovo ambiente deve essere sufficientemente “carrozzato” in modo da sopportare il carico di lavoro che gli verrà affidato. In molti casi la necessità di spostarsi su ambiente virtuale nasce da problemi di prestazioni o limitazione delle risorse sul server fisico. La nuova piattaforma dovrà quindi disporre di risorse e caratteristiche migliorative rispetto alla precedente per far fronte alla domanda di prestazioni a cui è destinata. La virtualizzazione agevola notevolmente sia il processo di identificazione delle risorse richieste sia la loro successiva ottimizzazione visto che l’aggiunta di spazio disco o memoria virtuali o l’incremento del numero di CPU sono operazioni effettuabili in modo pressocché istantaneo tramite la consolle di controllo del server virtuale.

In sostanza, la domanda corretta da porsi quando si sposta un applicativo su un nuovo server è “Il mio applicativo funzionerà sul nuovo server così come funziona  su quello attuale?” e il modo migliore per rispondere a tale domanda è mettere sotto test l’applicativo e confrontare i risultati con ben definiti obiettivi di operatività e prestazioni. In fondo, sono appunto l’operatività e le prestazioni dell’applicativo ad essere importanti per il business, e non la versione fisica o virtuale del server.

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