Pubblichiamo la seconda e ultima parte dell’intervista a Pasquale De Blasio sul tema biobanking. La prima parte è reperibile qui. In questa puntata De Blasio ci parla del contesto italiano e della sua visione sul futuro delle biobanche.

Ing. De Blasio, dopo averci descritto le maggiori organizzazioni internazionali che si occupano di biobanking vorremmo che ci parlasse del contesto italiano: quali sono le entità più rilevanti, pubbliche e private, che popolano il mondo delle biobanche?

De Blasio: In Italia, a parte BioRep (unica azienda Italiana privata ad offrire servizi globali di biobanking), le biobanche sono tutte entità facenti capo a strutture pubbliche (ospedali, IRCCS, università ed enti di ricerca). Le più organizzate sono quelle del cordone ombelicale e quelle legate al settore del sangue per trasfusione o per trapianti. In generale tutti gli ospedali o centri di ricerca pubblici hanno piccole biobanche ma il materiale biologico in esse contenuto spesso non è adeguatamente classificato o annotato e non è stato oggetto di controlli che ne certifichino la qualità dei campioni stoccati. Un altro problema che ne impedisce il loro utilizzo è la disponibilità del consenso informato che per le collezioni più vecchie non esiste.

Inoltre, molte delle biobanche esistenti non sono in grado di distribuire le loro collezioni a causa di sistemi informativi obsoleti o non adeguati (molti usano ancora spreadsheet e/o database datati per la registrazione dei campioni stoccati) che rendono assai difficoltosa la pubblicazione delle collezioni sui biospecimen locators che si stanno diffondendo a livello internazionale.

Che cosa  si intende esattamente per biospecimen locator?

De Blasio: I biospecimen locators sono siti web progettati per facilitare la ricerca di materiale biologico posseduto dalle biobanche in tutto il mondo. Ogni biobanca può aderire ad uno di questi siti e indicare la tipologia di materiale biologico che custodisce. Consultando un sito biospecimen locator un ricercatore è in linea di principio in grado di localizzare quale biobanca nel mondo possiede il materiale biologico di interesse per la sua ricerca.

Quasi sono le tipologie di biobanche maggiormente diffuse in Italia e quali sono le analogie tra il contesto Italiano e quello Europeo e internazionale?

De Blasio: Nel contesto italiano, possiamo dividere le BioBanche nei seguenti principali settori:

  • biobanche genetiche in cui Telethon coordina una rete di strutture pubbliche specializzate nello studio di malattie genetiche.
  • biobanche di tessuti tumorali in cui la rete di Alleanza contro il Cancro, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), mette in comunicazione la banche di tessuto dei maggiori centri oncologici pubblici Italiani
  • biobanche di popolazione, in cui vi sono diversi centri di ricerca che compiono studi su popolazioni selezionate Italiane (per esempio il progetto Cuore coordinato dall’ISS e il progetto Molisani coordinato dall’Università Cattolica di Campobasso)
  • biobanche per la “terapia avanzata” o “medicina rigenerativa” di cui esistono strutture pubbliche altamente qualificate, quali la Banca Tessuti e Pelle dell’Ospedale Maggiore di Milano, coordinata dal Prof. Mario Marazzi; l’Istituto di Medicina Rigenerativa dell’Università di Modena coordinata dal Prof. Michele De Luca e l’istituto ISMES di Palermo in cui si producono isole pancreatiche a scopo terapeutico
  • banche di cordone ombelicale di cui esiste una rete nazionale costituita da 19 centri pubblici coordinata dal Centro Nazionale Sangue (Dr. Grazzini) dell’Istituto Superiore di Sanità.
  • banche di tessuti animali che sono gestite e coordinate principalmente dagli Istituti Zooprofilattici Nazionali.
  • altre tipologie di banche quali la Banca dei Cetacei del Mediterraneo, Banche dei Semi per l’agricoltura, Banche dei Musei di Storia Naturale, ecc.

Le biobanche italiane, a fronte della crescente necessità di raccogliere, processare e stoccare grandi quantità di materiale biologico di qualità, si stanno adeguando alle direttive internazionali. Con il programma BBMRI-ERIC, coordinato dalla Dr.ssa Elena Bravo dall’Istituto Superiore di Sanità, si sta formando una rete italiana di biobanche avente lo scopo si armonizzare le procedure e gli standard qualitativi necessari alla distribuzione a livello globale di materiale biologico certificato. Inoltre, rappresentanti autorevoli delle biobanche italiane partecipano a livello internazionale a gruppi di lavoro dedicati alla definizione di linee guida per le biobanche e ricoprono posizioni influenti in varie società del settore.

Potrebbe elencare le problematiche più rilevanti connesse con la gestione di una biobanca?

De Blasio: Menzionerei i seguenti aspetti:

  • gestione ciclo di vita del campione: la gestione del ciclo di vita del campione è il cuore delle attività di una biobanca che deve essere organizzata con l’obiettivo di conservare materiale biologico di alta qualità. Pertanto, il campione biologico deve essere raccolto secondo procedure specifiche per la tipologia del campione (es. sangue inserito in provette con anticoagulante e spedito a temperatura ambiente, tessuti tumorali congelati o fissati in paraffina entro 20 min. dal momento in cui si blocca la circolazione del sangue ecc.), processato con Procedure Operative Standard (SOPs) riconosciute a livello internazionale, crioconservato in strutture che,attraverso sistemi di monitoraggio e controllo, assicurino il corretto funzionamento della catena del freddo, eventualmente fornendo possibilità di stoccaggio remoto.
  • il sistema informativo: il sistema informativo di una biobanca costituisce, insieme al sistema di qualità, l’investimento più importante poiché deve consentire la completa tracciabilità del campione, l’associazione dei dati biologici con i dati clinici del donatore (registrati nel database dell’ospedale o centro di raccolta) e la sicurezza e la confidenzialità delle informazioni in conformità alle leggi in vigore sulla privacy. Il sistema informativo deve essere anche facilmente accessibile (preferibilmente via web) e flessibile ossia interfacciabile con altri database per lo scambio delle informazioni.
  • data query e data annotation ossia la possibilità di effettuare ricerche strutturate sui dati memorizzati; si tratta di importanti funzionalità che devono essere intrinsecamente disponibili nel sistema per consentire ai ricercatori che accedono al sistema via web di sfruttare sofisticate opzioni di interrogazione della base dati e pianificare al meglio la propria attività di ricerca.
  • scalabilità ovvero la possibilità di far crescere agevolmente la struttura in base alla domanda: è anch’essa una caratteristica fondamentale perché la biobanca tende a crescere negli anni e ha quindi necessità di potersi estendere sia fisicamente (spazi, laboratori, attrezzature, etc.) sia attraverso l’aggiunta di spazio di memorizzazione di massa che nel trattamento di dati genetici può aumentare in maniera esponenziale.
  • visibilità globale cioè la possibilità di accesso sicuro ai dati da più punti nel mondo senza limitazioni. I sistemi web-based permettono in maniera nativa l’accessibilità del portale della biobanca senza limitazioni di localizzazioni fisiche, attraverso opportuni meccanismi di autenticazione. Quello che è più conta è la possibilità di connettere il portale della biobanca con i cosiddetti “biospecimen locators” che si stanno sviluppando in tutto il mondo per permettere alla comunità scientifica di conoscere in quali biobanche si trovano i campioni biologici che servono per specifiche ricerche. Basti pensare alle ricerche su patologie rare per le quali ogni biobanca può avere a disposizione solo poche decine di campioni.

Allo scopo di fornire un esempio reale vicino a molte delle persone che leggono questo articolo, può descrivere brevemente come si attua e gestisce la raccolta/conservazione del sangue da cordone ombelicale in italia?

De Blasio: in Italia, la raccolta del Cordone Ombelicale è regolata dal DL. del 18 Novembre 2009 (GU n. 303 del 31 Dicembre 2009), che vieta alle strutture private la conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo dedicato.

La raccolta del sangue cordonale è ammessa solo da strutture pubbliche autorizzate (ci sono in Italia almeno 19 banche pubbliche)  che raccolgono le donazioni per scopi solidaristici. Le banche pubbliche possono anche raccogliere il sangue cordonale per uso autologo, se il donatore o la famiglia del donatore ha una patologia tra quelle elencate nella Legge del 18 Novembre 2009.

Per la precisione, la madre che accetta di donare il cordone ombelicale al momento del parto deve richiedere tale possibilità alla struttura pubblica convenzionata, che provvede senza esborso da parte di quest’ultima a prelevare e conservare le cellule staminali estratte dal sangue cordonale. Nel caso in cui in futuro la madre o un familiare avessero la necessità di avere le cellule staminali estratte dal proprio cordone ombelicale, essi avrebbero una probabilità altissima (98%) di ritrovarlo all’interno della banca pubblica a cui hanno donato. Esistono però alcuni problemi:

  • non tutti i centri parto italiani sono convenzionati o attrezzati per prelevare il sangue cordonale da spedire a una delle banche autorizzate (al momento in Italia si raccoglie solo il 4% del sangue cordonale disponibile)
  • se il numero di cellule e il volume estratto dal cordone ombelicale non supera i limiti imposti dalle banche pubbliche, il sangue cordonale viene smaltito o usato a scopo di ricerca (mediamente il 70-80% dei prelievi non è considerato idoneo per il trapianto secondo gli standard in vigore)
  • non tutte le strutture di prelievo convenzionate con le banche pubbliche, offrono questo servizio 24 ore su 24 (pertanto la donzione può essere effettuata solo nelle 8 ore canoniche di lavoro tra il lunedì e il venerdì).

Parallelamente, la legge permette, previa autorizzazione del Ministero della Salute, di esportare il sangue cordonale per uso autologo (cioè per se stessi). Approfittando di questa opportunità, sono nate in Italia un numero considerevole di aziende commerciali (circa venti) che offrono alle madri di conservare presso biobanche estere il cordone ombelicale ad uso autologo per un periodo di 15-20 anni ad un costo medio di 1500-2500 Euro. Attualmente, come conseguenza del proibizionismo della legge attualmente in vigore, si trovano al di fuori dell’Italia (in particolare Svizzera, San Marino, Belgio, Germania e Portogallo) banche cordonali che stoccano dai 20-30mila cordoni l’anno (un numero in costante aumento).

Le obiezioni a questa pratica sono le seguenti:

  • non esistono prove scientifiche certe che il sangue cordonale per uso autologo sia efficace in caso di trapianto (esistono degli studi clinici in corso per provare l’efficacia dei trapianti con cellule staminali cordonali autologhe)
  • non tutto il sangue raccolto (il 70-80%) è utilizzabile per i trapianti
  • il messaggio mandato alle madri per la conservazione autologa è sbagliato in quanto la mancanza di prove scientifiche sulla sua efficacia non sono certe. Temo pertanto che in questo caso vi sia il rischio di alimentare speranze illusorie

All’estero esistono anche esempi di donazione solidale (es. Virgin Health Bank, Spagna) in cui la madre può conservare, pagando in proprio, la conservazione del sangue cordonale e può donarlo dopo nel caso di necessità.

Sebbene si tratti di un argomento complesso e articolato, può dirci brevemente che peso hanno le questione etiche sullo sviluppo e diffusione delle biobanche in Italia?

De Blasio: Come prevedibile, gli aspetti etici sono di fondamentale importanza per le banche di materiale biologico. Senza entrare in profondità, gli aspetti fondamentali riguardano il conseguimento dell’approvazione del progetto di ricerca, delle finalità di raccolta del materiale biologico e del suo utilizzo. Questa approvazione che deve essere fornita dal Comitato Etico della struttura pubblica interessata. Fondamentale per l’ottenimento dell’approvazione da parte del Comitato Etico è il consenso informato che regola le finalità di utilizzo del materiale biologico sia esso generico o mirato all’indagine di specifiche patologie. La raccolta di materiale biologico per test genetici (ad esempio per analisi dell’intero genoma di una persona) che diventerà economicamente fattibile fra qualche anno, amplierà le problematiche etiche e di privacy dei dati associati alla conoscenza del genoma dei vari individui.

Naturalmente il dibattito sulla libertà di ricerca su cellule staminali embrionali umane e loro derivati, attualmente regolata dalla Legge n.40, è sempre aperto.

La sua posizione di osservatore privilegiato le permette certamente di fare previsioni sul futuro delle biobanche sia in ambito nazionale che internazionale. Quali prevede saranno gli elementi che avranno maggiore influenza sullo sviluppo del settore e, di conseguenza, quali saranno secondo lei i maggiori cambiamenti che dbbiamo aspettarci nel breve-medio-lungo termine?

De Blasio: Ritengo che gli aspetti più rilevanti per il futuro delle biobancheItaliane riguarderanno:

  • certificazione della qualità dei materiali biologici conservati attraverso l’adozione di procedure standard (SOPs) riconosciute a livello internazionale, di organizzazioni dedicate, personale continuamente addestrato e apparecchiature calibrate e con sistemi di back-up, il tutto corredato da una certificazione del proprio Sistema di Qualità (es. ISO 9001, o altri specifici per le Biobanche);
  • investimenti cospicui in infrastrutture IT che permetteranno il collegamento in rete della biobanca con strutture nazionali (BBMRI-ERIC) e internazionali (BBMRI a livello Europeo o CaBig a Livello Internazionale) e connessioni con biospecimens locators che a livello Internazionale si stanno organizzando per la distribuzione a livello globale del materiale di alta qualità disponibile

LABVANTAGE desidera ringraziare Pasquale De Blasio per aver fornito un punto di vista di assoluto rilievo sul mondo delle biobanche.

Le opinioni espresse da Pasquale De Blasio nell’ambito di questa o altre pubblicazioni contenute nel sito devono ritenersi esclusivamente personali e non possono in alcun modo essere ritenute riferibili a posizioni ufficiali di LABVANTAGE® Solutions Inc.

Chi è Pasquale De Blasio: Pasquale De Blasio è Direttore Generale della società BioRep srl e grazie al suo coinvolgimento a livello internazionale nel settore biobanking è riconosciuto come uno degli opinion leader più accreditati del settore: (1) membro del “Marble Arch International Biobanking Working Group”; (2) membro dello “Strategic Committee” dell’International Society of Biological and Environmental Biorepositories (www.isebr.org), contribuendo in questo ruolo nel 2004 alla realizzazione del primo ISBER International meeting a Perugia; (3) Presidente dell’ European Society for Biopreservation and Biobanking (www.esbb.org), che costituisce l’European Chapter dell’ISBER. In collaborazione con la BioSkills (www.bioskills.com) l’Ing.De Blasio promuove corsi sul biobanking, sulla crioconservazione, sulle terapie avanzate e sui tissue microarray (TMA). Nel settore della automazione relativa alle biobanche ha contribuito allo sviluppo dello “SmartFreezer” prodotto dalla Angelantoni Industrie (www.angelantoni.it)  e del Tissue Microarrayer Galileo prodotto dalla Integrated Systems Engineering (www.isenet.it).

Pasquale De Blasio partecipa inoltre attivamente al progetto Europeo “Biobanking and Biomolecular Resources Research Infrastructure” (www.bbmri.org) e al Gruppo BBMRI-ERIC della Rete di Italiana delle Biobanche coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (www.bbmri.eric.it).

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